"Se un giorno le api dovessero scomparire, all'uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita" ( A.Einstein)
Detti anche cloronicotinili, sono una classe di insetticidi che si è iniziato a studiare negli anni '80, per le interessanti prospettive che potevano avere come insetticidi. Essi agiscono a livello del sistema nervoso fissandosi ai ricettori nicotinici dell'acetilcolina; bloccano di fatto il passaggio degli impulsi nervosi con conseguente morte degli insetti. I principi attivi in commercio sono: Acetamiprid, Imidacloprid, Thiacloprid e Thiamethoxam. Tutti questi insetticidi sono altamente sistemici tanto da proteggere la pianta molto a lungo: il principio attivo una volta assorbito dalla pianta viene traslocato sui giovani germogli in fase di crescita. È sconsigliato l'uso vicino ai corsi d'acqua, in quanto sono molto tossici per gli organismi acquatici, e nell'epoca di fioritura, poiché sono estremamente tossici per le api
Due molecole,thiacloprid e thiamethoxan, sono state classificate dall’Agenzia di protezione ambientale statunitense (Epa)
come cancerogeni.Thiamethoxan appartiene alla classe di neonicotinoidi di seconda generazione, molecole ricercate per la loro maggiore efficacia nei trattamenti e minore impatto ambientale.
Thiamethoxan, infatti, è moderatamente tossico negli uccelli dopo ingestione,risulta non tossico nei più comuni test ecotossicologici, non mostra bioaccumulo e degrada abbastanza
velocemente. È risultato tossico per le api in saggi sperimentali, ma non nelle condizionidi normale utilizzo del prodotto in campo. Una
rivalutazione successiva dei dati sperimentali di cancerogenesi ha portato Epa a mantenere il giudizio su thiacloprid, ma a declassificare thiamethoxan sulla base di un meccanismo d’azione di
induzione di tumori epatici non genotossico. Thiamethoxan, infatti, induce tumori del fegato nel topo perché, a pari degli altri neonicotinoidi, ha una spiccata azione attivante degli enzimi
epatici di fase 1 preposti al metabolismo delle sostanze introdotte nell’organismo dall’esterno, più comunemente identificate come xenobiotici. I neonicotinoidi, dunque, condividono un meccanismo
d’azione che li accomuna alla classe dei piretroidi: sono in grado,infatti, di attivare quegli enzimi che risultano essenziali per la loro bioattivazione a metaboliti reattivi. In poche parole
queste molecole bioattivano se stesse. Gli enzimi di fase 1 costituiscono una importante chiave di lettura per comprendere i possibili rischi da esposizione ad agenti ambientali e per
identificare quelle interazioni gene-ambiente che oggi ci portano a una differente valutazione dei dati di esposizione. In questo
contesto i neonicotinoidi diventano emblematici di quanto
sia complessa la stima di rischio ambientale e sanitario per i nuovi prodotti di sintesi immessi nell’ambiente. La larga diffusione dei neonicotinoidi è dovuta a una serie di fattori che hanno
determinato un giudizio positivo per il loro utilizzo. La maggior parte di questi composti mostra un effetto ormetico o, più propriamente
bifasico,con effetti differenti a seconda delle dosi somministrate. In questo modo diventa difficile basare una stima di rischio su un NOAEL ricavato
da dati sperimentali che non riescono a tener conto degli effetti ormetici alle basse dosi. Agli interferenti endocrini sono imputati diversi effetti riscontrati senza sostanziali diffe-renze,
lungo tutto l’albero filogenetico, dall’induzione di infertilità, ai danni a carico degli organi riproduttivi, dai difetti di sviluppo al disturbo
comportamentale, fino alle neoplasie. Alcuni dati recenti, non conclusivi, ipotizzano che imidacloprid induca danni neurocomportamentali nella progenie di ratti esposti.Possiamo escludere che i
neonicotinoidi siano da annoverarsi tra iperturbatori del sistema ormonale? Anche pesticidi di origine naturale, come le piretrine, possono indurre danni a lungo termine correlati a capacità di
indurre perturbazione endocrina.Lo stesso rotenone, ritenuto per molto tempo poco tossico per l’uomo perché scarsamente assorbito a livello intestinale, è, invece,un forte induttore di aggregati
dialfasinucleina, una proteina che sembra giocare un ruolo fonda-mentale nell’insorgenza della sindrome di Parkinson. E quanto conta l’incremento di
concentrazione nell’ambiente dovuto all’uso ampio e diversificato di questi prodotti? L’analisi del particolato PM2.5 nel periodo successivo
all’utilizzo nelle comuni pratiche agronomiche di pesticidi,effettuato in Spagna, nella regionedi Valenza, ha portato all’identifi-cazione di una consistente con-centrazione di imidacloprid,
cosìcome di altri 7 dei 9 pesticidi ricer-cati. Non è da sottovalutare l’importanza delle miscele complesse e della contemporanea presenza di
molecole con differente meccanismo d’azione o anche con un uguale meccanismo d’azione che porta alla magnificazione degli effetti, come potrebbe accadere per i composti che inducono l’atti-vità
degli enzimi di fase 1.(.Annamaria Colacci Arpa Emilia-Romagna)
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